Durante l’epopea VENEXO ETRVS<A ESTE ADRIA E
<IOSSA
LE
ISOLE BARBV<,INE
SANA VIXA CON PALAFITTE E ABITATI INTORNO AL SANXVARIO DEL MENAGO BOS<’AVA
CANOSA POI <AMPIDOGLIO
ISOLANO
“ La Paletta votiva ritrovata in una tomba con accanto il il tutulus attestano che la
sacerdote è stata sepolta accanto ai suoi strumenti con i quali svolgeva il
Rito. Nelle Isole Sane Vite, Sane Zene e BARBV<,INE siamo di fronte ad un
unicum di ritrovamenti eccezionali che spiegano che nel VII secolo avanti cristo in questi luoghi si praticavano vari
riti. Chi seppelliva in terra i morti e chi li bruciava. Grande curiosità pone
il dilemma ma perché i simboli del rito “brusar i morti” attestato dalla paletta
vengono ritrovati in una tomba a sepoltura? Stava finendo questo rito? O sono
stati i congiunti a scegliere
questo rito in contraddizione con quello che aveva professato in vita la
Sacerdote? E’ una domanda molto curiosa e intrigante.
“Il
ritrovamento di cospicui resti
palafitte – abitati - e/o necropoli età del bronzo lungo il paleoalveo
Menago Po e romane,(vedi: altare
sacrificale a Giove, Giunone Minerva sull’isola Sane Zene; vedi Altare
sacrificale in memoria di Publio
Hostilio Campano –
VENATO givanetto amante della caccia
morto a 25 anni e seppellito
sull’isola Sana Vita )
segni di un fervore di vita più intenso che ai nostri giorni e perciò di
condizioni economiche più
favorevoli nell’alta antichità che
nel passato recente”[1]
Re nato da Sparè a Vicenza sulle tracce di Prosdocimi, Fogolari,
Raffaele Battaglia, Francesco Zorzi (1939)
Alessio De Bon 1926 [2]
Cipolla
Nel 1926 De Bon esegue dei rilievi nella lama descritta nel XX°
Canto Inferno da Dante, sulla Foce / Hostilia Hostium / dove
l’LVL anche oggi vorrebbe
distendersi, e chiamata
Menago.
Non
molto ha corso , ch’el trova una
Lama , ne la qual
si
distende e la ‘mpaluda; e suol di state
talor esser grama.
Li per fuggire ogne
consorzio umano , ristette con s suoi servi a far sue Arti , e visse e vi lasciò suo corpo
vano.
Li
uomini poi che ‘ntorno erano Sparti
s’accolsero a quel loco , ch’era
forte per lo pantan ch’avea da tutte le parti.”
La lama forma uno dei
sette Mari del BOS<’AVL
e sulle tracce
di Virgilio Dante, De Bon, Bresciani, scopro il santuario dove per decenni ma ancora oggi transito
senza rendermene conto causa l’Umanizzazione.Come De Bon anch’io il 27 maggio
2005 mi reco a visitare il famoso “Castello che non ha più l’argine alto due metri e
cinquanta come l’aveva visto de Bon. Oggi il catello è completamento
pianeggiante ma ancora oggi si riconosce la forma dal colore del terreno, e dai
trovamenti d’infiniti cocci di
ciotoli, regolarmente fresati ad
ogni stagione di preparazione dei terreni per l’agricoltura. Per fortuna, io
compreso, tentiamo di mettere in salvo dalla distruzione salvare qualcosa. In tantissimi recuperiamo qualche
ciotolo , qualche coccio, che ci aiuti a capire cosa facevano, cosa credevano,
cosa pensavano, come praticavano le arti , i nostri
AVI.
Comunque De Bon
. misura il “castello” e lo
descrive a forma ovoidale con un
asse nord sud di 500 mt, e un asse est ovest di 390 metri. Esegue un disegno, in
pianta e una sezione trasversale evidenziando una protezione perimetrale alta metri 2,50 di terra ancora esistenete in quell’anno (1925
?!).
Traccia intorno i segno di una “cavezagna” , acqua intorno al perimetro ovoidale e
sopra l il camminamento di terra
sopraelevata trova un
giacimento litico di ciotoli lavorati (chissà se c’. In un punto interno
all’ovale, trova le tracce di capanne romane, di nuovo sopra il terrapieno,
“avanzi romani, e per ultimo
all’esterno del “Castello Ovale” avanzi di costruzione romana.[3]
Si vede una grande analogia
con la ricostruzione delle
fortificazioni di Smyrna (IX – VIII a.C.)[4]
Guadare il Meduaco
isole spaerse dell’età del bronzo deve essere stata impresa poco raccomandabile
ai non amici dei palafitticoli
Venti.
Quello che era acqua libera fresca, chieta,
dall’eridano
ANNEIANUM =
I Lago grande Menago= Meduaco
Dai laghi grandi se riva presto dal Tartaro(uga) se riva
tardi.
In
mezo a l’acua dolzse chieta lenta e ciara che par ferma na distesa de isole
bele da ramedel a sparè al mar medi
acueo al porto dela dodicesima lucumonia.
I
Laghi grandi Menago=Meduaco
ABITANTI 128.589 DESTRA ARGINE
Kmq 70.637 acqua e polesele
DESTRA ARGINE
Età del bronzo BOS<’AVA UNO DEI SETTE
MARIE
673 kmq polesella
70.000 kmq acqua
Età odierna
673 kmq acqua
70.000 kmq polesella
Le poesie del Menago
Giustar el Canoto (calatafar)
Cisan
Menago
Magnar le more
El tema in clase
Numarar par uno
Ferajs
Sete MARI Endolaguna
sbocavano nel Adriatico, superati i lidi.
A Vicenza si sono svolti in Contrà De’ Proti 3, il
16 febbraio 2004
conferenze
su:
“Vicenza
nel suo divenire urbano.”
23 marzo 2005
“I
Nodi urbanistici tra periferia e centro storico” Relatore Resp. Beni storici
Artistici Comune di Vicenza Geom.
Renato De’ Paoli
Repertorio
Elenco,
registro di Notizie e informazioni varie di facile
consultazione.
Repertoriare
Datazione
Ritrovamenti nelle isole Sabionare
Caneviere
La
Sopraintendenza ha avuto segnalazione di
ritrovamenti di selci tipo Paleolavei Menago e Laghi alle isole spaerse sabionare caneviere ,
tra la chiave dell’Alpon e Cucà l’acqua a Padova e Vicenza. Sono simili anche a
quelle dello strato B della Grotta di san Bernardino: Bulino, grattatolo, becchi
, punta, punta doppia, punta carenoide, raschiatoio laterale, raschiatoio
trasversale, raschiatoio triplo , raschiatoio carenoide trasversale, raschiatoio
latero-trasversale a base
assotigliata , denticolato, nuclei . Sono attribuite al Bronzo Finale [5]
-------------------------
Palafitte: esaminati 100 pezzi di campioni di pali in legno serviti
per costruire le
palafitte.
Scelta a caso:
Frassino 2%
Abete Bianco 20%
Abete Rosso 7%
Pino Silvestre 15%
Tasso25%
Larice9%
Quercia19%
Un miliardo e settecento milioni di metri cubi di acqua pompati via
ogni anno dal Veneto, da 20 consorzi.
Dai laghi grandi se riva presto dal Tartaro(uga) se riva
tardi.
Guadare il Meduaco
isole
SZerca l’acua te catarè la
verità!
Cerca l’acqua
troverai la verità
Isola Scala
Nogara=
Insula cenensis
Insula due
robores[7]
Sezione torbiere Spaerse Menago Lago
1 Torba sconvolta
2 Humus
3 Vegetali foglie
4 Phragma e palificato
5 Crea gialla maron
descrizione:
Palafitte con ordito di tronchi d’albero lunghi fino a 12 metri disposti parallelamente a distanza
variabile , non inferiore ai 50 centimetri e attraversati sotto e sopara da
tronchi e tavoloni. Una parte dei tronchi conservava la corteccia e qualche
moncone di ramo qua e là, aderenti all’impiantito, dei pali piuttosto corti e
sottili, squadrati stavano infisi nel terreno creoso per tenere in sesto la
costruzione. Pochi altri, più grossi, a sezione rettangolare e terminanti superiormente a forcella reggevano
lunghe travi.. La stratigrafia è
stata ottenuta tagliando trasversalmente l’area scoperta alla maggiore
profondità consentita dai mezzi
rudimentali messi in azione per vuotare l’acqua filtrante nella trincea dalla falda freatica che normalmente sta al livello del terreno. [8]
…la torba che buta fora na nebbiolina fina e un fumo lezero che bee
l’umidità e quando la vol da ela
sola la le dà indrio…[9]
….la lama indoe se distende e solo d’istà, ciare olte , in verità
la se suga….[10]
traduzioni:
Re nato a Sparè da sedesani a Vicenza[11]
Nelle isole Sparse assai avanzata era anche la tessitura,
testimoniato dall’uso di stoffe colorate. L’armamento caratteristico dei
guerrieri era costituito da arco e
frecce, pugnale triangolare, alabarda e ascia da combattimento. L’incenerazione
era il rito più diffuso mentre
l’inumazione con corredo era un rito
raro.
L’età di Polada fu un lungo e tranquillo periodo di consolidamento
e di sviluppo delle tecnologie artigianali applicate anche a quelle legate alla
navigazione interna (piroghe e barche adatte a bassi fondali come le
scandole).
Quete culture delle isole spaerse ebbero intensi rapporti commerciali, sociali e politici con
l’europa e il Baltico, e fecero sentire il loro influsso su tutte le civiltà
perilacustri adriatiche ioniche tirreniche egee, e si consolidò mutando, quando
verso il 1600 a.c. arrivarono nuove correnti culturali con innesto dei nuovi
venuti.
P.F. quota 13,27
esagono A
Grandi distese d’aqua
dolce circondavano le isole Sparse che erano ricoperte dalla “foresta
planiziale” (BOSC’AVE CIAVE’). La foresta insegnò ad inventare e impratichirsi
di infinite lavorazioni del legno e
quindi a costruirsi utensili in bronzo
sempre più adatti ad eseguire queste lavorazioni. Il ritrovamento di
asce, azze, sgorbie, tra i vari manufatti , indica una diffusa attività di lavorazione del Legno. Le varie isole
e culture e rano collegate tra di loro
anche da un commercio a
luinga distanza di beni non deperibili ma mobili, come ornamenti, pietre
etc..
Questo fiorire di
scambi e di beni consentì una
densità più alta di popolazione .
L’incremento demografico obbligava questi gruppi ad adattare la loro strategia di
sopravvivenza.La caccia e la pesca erano ben sviluppate ma fu il commercio a
fornire i mezzi per continuare a favorire l’aumento di densità della
popolazione. Inoltre il baratto di oggetti in cambio di cibo e sale tra gruppi vicini creò un sistema di distribuzione complesso che superò le fluttuazioni di
abbondanza carestia.
Cinturoni al Museo “ Colonia
Veneta”
A sinistra si sviluppa
una fascia rettangolare lunga cm
74, alta cm 11,5 che ha all’estremità tre anelli, questi di fero , intervallati
, nei quali , secondo le
dimensioni del dignitario veniva
introdotto il gancio. Anch’essa è fittamente ricoperta di leggerissime
delicate incisioni con lepri e cerbiatti. Nella parte
terminale che rimaneva nascosta
sotto la pancera, sono incisi due
riquadri figurati: due animali araldicamente affrontati tengono sollevati per il collo due cerbiatti , al di sotto è un cervo pascente ; li precede un piccolo cavaliere in groppa a un grande cavallo di cui due belve , dirette in senso opposto,
azzannano le gambe sotto il cui
ventre , a mo di riempitivo è una grande palma : gustosissime scene
d’arte veneta antica di
indirizzo popolare , mescolato al
repertorio.
La giurisdizione di I,
II, III, istanza nel civile e nel
criminale s’era preso i Cappello.
Il Vicario di Istanza era d’
ordinario quello di Sanguinetto [13] come risulta dagli atti qui
contenuti[14]
Vicariato di Cerea 1704 1707[15]
Vicariato di Gazzo
1690 ottobre 11[16]
Vicariato Bovolone
1723
1800 = I processo
Vicariato Maccacari 1698 W
1797[18]
Vicariato di Nogara[19]
ARNALDO FUSINATO
NEI GIORNI PAUROSI DEL SARVAGGIO
DIEDE
IL VERSO
GIOCONDMENTE ARGUTO
IL CUORE AUDACE
IL VALIDO BRACCIO
PER LA LIBERTA’
DELLA PATRIA.
AL POETA POPOLARE
AL SOLDATO
ANIMOSO
DI MONTEBELLO
VALLARSA VICENZA VENEZIA
AL NOBILE
CITTADINO
CHE OSPITE DI
VERONA
IN QUESTA CASA PRESSO LA FIGLIA
SPERGEVASI IL 28
DICEMBRE 1988
Museo civico di
storia naturale
Sezioni di
botanica e preistoria
Studi e
laboratori
Museo di storia
naturale della romagna
“p.
zangheri”
corso Cavour camillo benso civico 11 verona
LE PALETTA RITUALE IN BRONZO
Inventario:___________________
PALETTA isola
BARBUGINE (Barchine)
tra Sparse , San Zen, San Vito
ENDOLAGUNA
PALEOALVEO MENAGO
( TROVATA Vicino a
45°
13’lat. Nord
11° 10’ Long. Est.)
Verona, già al
Museo Civico Archeologico al Teatro Romano (ora (6.11.2006) in cassaforte in Museo
contrà Cavour n. 11 Verona, Palazzo Gobbetti n.d.r.
).
Dalla località San Vito , sul confine tra Isole Comuni Asparetto
sul Menago e Cerea (Verona) a 45
metri dalla ferrovia Mantova Legnago
C. Cipolla, Notizie Scavi , 1885. 489.
G. Gerla Madonna
Verona. 2. 1908, 42sg., fig a pag 43. B.P.I. 34, 1908, 77
sg.
MESSERSCHMIDT, 88
Perfettamente conservata. Patina Verde. Lunghezza cm.
27,4.
La forma del cucchiaio
è pressoché rettangolare ad
angoli smussati, ma con un più
accentuato arrotondamento di tutto
il
taglio
inferiore. Il
risalto marginale, limitato
al lato superiore, si configura
con due
branche che si dipartono dal
manico e scendono con lieve inclinazione a
spiovente. ( omissis) ( altre palette ) tarde e periferiche tutte dell’area
veneta (sono ndr) imitazioni , (omissis) hanno il manico con la fressurazione amigdaloide del fusto (Tipo Venetico A), mentre (omissis) qui il fusto del manico è costituito da una verga diritta a
mezzo-tondo che si dirama alla
sommità per dara luogo alla caratteristica testa a tre occhielli. Questa, tuttavia , è
espressa con estrema sobrietà ,
senza manierismi o barocchismi di sorta. Non vi sono, infatti, né
lunghe stanghette di raccordo, né ingrossamenti od assottigliamenti in questa o quella parte: i due
occhielli
laterali si congiungono
direttamente, senza
raccordo, si
che il terzo risulta di forma triangolare, ma
amigdaloide.
La
costola
del manico è ornata di una fila di puntolini incavati di varie dimensioni e ad andamento irregolare che continuano sulle branche superiori del cucchiaio. Tracce di
decorazione a file concentriche di
puntini sono pure visibili nella
parte alta della faccia
anteriore di
questo.
Lo scavo casuale (fu
fatto in coccasione della
costruzione della Ferrovia Mantova
Legnago) dette pochi altri pochi materiali
che dalla descrizione d del
Cipolla vengono riferiti
genericamente alla cultura paleoveneta, ma che sembrano costituire un
milieu di notevole arcaismo che conferma l’impressione data dal pezzo in
sé, sia per la elementarità
dell’ornato a puntini, sia per il
confronto con i manufatti della “fonderia”. Tanto è vero che il MESSERSCHMIDT
assegna il corredo al II periodo
atestino.
Potremo, con il pezzo di (isole sul Menago vicino a 45°13’ lat.
Nord e 11° 10’ longitudine Est) Barbugine, essere di fronte ad una delle più antiche elaborazioni
venetiche…[20] (omissis)
.
Particolarmente ricca è la documentazione nell’acqua
Veneta.
Gran parte dell’Italia centrale e tutta l’Italia Meridionale è
muta.[21]
[1]Zorzi Stazione Palafitticola preistorica e romana Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura e lettere di verona seie V. Vol. V Verona 1955
[2] De Bon
Alessio Storia e leggenda della Terra Veneta Tipografia “Pasubio” Schio 1941 XX
E.F.
[3] Ibidem Zorzi Stazione Palafitticola .
[4] Cambrindge
[6] Raffaele Battaglia
[7] Ibidem,De Bon Alessio Storia e leggenda pag. 202
[8] Francesco Zorzi Centro studi preistorici e archeologici Varese Musei Civici di Villa Mirabello – SIBRIVM Museo Civico di Storia Naturale – Verona – Vol. pag. 157.
[9] Virgilio Eneide X,201,2
[10] Dante XX° canto inferno
[11] Renato De’Paoli
[12] Enciclopedia di Cambridge pag. 254 Archeologia Editori la terza e Fifli SPA Roma-Bari 1981 Milano – Titolo Originale The Cambridge Enciclopedia of Archeology 1980 London.
[13] G. Beozio “Comuni, giurisdizioni e vicariati delle provincie veronesi
[14] Archivio stato Verona Pretura Legnago Busta 646 già in Sanguinetto
[15] ASVR busta 646 ibibem
[16] ASVR busta 646 ibibem
[17] ASVR ibusta 646 bibem
[18] ASVR ibusta 646 bibem
[19] ASVR ibusta 646 bibem
[20] Mario Zuffa Le Palette rituali in bronzo pag . 138 139 140 Atti e memorie Deputazione di storia patria per le provincie di romagna Nuova Serie Volume VIII Anno Accademico 1956- 57 Rimini 1959 / Presso la deputazione di storia patria Bologna 1960.
[21] M. Zuffa ibidem.