La Biennale d’Arte di Venezia è giunta alla sua 51° edizione con un afflusso di visitatori notevole, nonostante la calura dei mesi estivi. E’ il caso di parlarne, poiché a metà del percorso si può esprimere un giudizio ragionato e suscitare la curiosità nei lettori, che avranno tutto il tempo di visitarla, fino al 6 novembre.
Ricca come sempre di novità, questa edizione vuole eguagliare quella del 1948 curata dal mitico Rodolfo Pallucchini che aprì le porte all’arte moderna ospitando Braque, Léger, Kandinsky, Klee, Ernst, Moore…perchè per la prima volta in cento anni di storia la direzione artistica è donna nella duplice veste di Maria de Corral e di Rosa Martinez; direttrici rispettivamente del Museo Madrileno Reina Sofia e della Fondazione Catalana Caixa.
Esperte di primo piano invitate dalla Fondazione Biennale, presieduta da Davide Croff, a elaborare il percorso cognitivo che, a conti fatti, si sta dimostrando vincente, forse perché, più delle precedenti, rende leggibile al grande pubblico l’Arte Contemporanea.
Maria de Corral in Spagna è un’istituzione e, naturalmente, a Venezia ha curato il Padiglione Italia, che si impone all’entrata per la facciata decorata dagli eleganti segni dell’artista-designer statunitense di Barbara Kruger (USA 1945), Leone d’oro alla Carriera, a caratteri neri su sfondo bianco e rosso comunica messaggi incisivi, come: “Compro dunque sono. Il tuo corpo è un campo di battaglia”. All’interno le opere dello scultore-incisore tedesco Thomas Sdutte (Oldenburg 1954), Leone d’oro per il merito
Complessivamente hanno selezionato 80 artisti contro i trecento dell’edizione, pur memorabile, di Harald Szeeman, allo spaesamento e all’effimero hanno preferito “..diminuire il frastuono, assegnare valore e organizzare sintassi e discorsi che ne delineino il significato”, come ha dichiarato la stessa Rosa Martinez. A lei è stato assegnato l’allestimento dell’Arsenale, lì il visitatore è invitato ad un percorso dedicato al veneziano Hugo Pratt dal titolo: “Sempre più lontano”; un viaggio tra l’utopia del sogno e l’incognito della realtà, come Corto egli varca i confini del conosciuto, procede indipendente e propenso a vivere la casualità di ogni esperienza, come un’unica e appassionata avventura.
All’Arsenale sono da segnalare: le gigantografie di Cristina Garcia Rodero ( Spagna 1949) sul tema dell’estasi sacra e profana; “Il silenzio e la meditazione” di Oleg Kulik (Russia 1961); Regina Josè Galindo (Guatemala 1974) con il graffiante video sulla condizione femminile in SudAmerica e in Occidente, rivisitando gli happenig della Body Art cammina tra la folla, lasciando impronte di sangue. Non passa inosservato il luccicante repertorio di Leigh Bowery (Australia 1961-London 1994) le metamorfosi di uno stilista eccentrico e stravagante, supportate dalle performances dei suoi simpatizzanti del mondo dello spettacolo come il cantante rock che canta a testa in giù con il sesso preso dalle mollette della biancheria, accompagnato nell’a-solo dal chitarrista vestito di palloncini azzurri. Non mancano i grandi nomi come quello di Louise Bourgeois (Francia 1911), che presenta alcune sculture dalle forme viscerali in alluminio “Untitles del 1994”. Per concludere singolari sono le statuette di tiglio di Palma Varga Weisz (Germania1969); le istallazioni visibili dentro dei cartoni posti in circolo di Mizin (Russia 1962) e Shaburov (Russia 1965) e la performance dell’ufficio e del riposo domestico dal vivo del Centre of Attention di St. Etienne, attivo dal 1999.
Altra novità della 51° Esposizione Internazionale d’Arte è la presentazione al padiglione Venezia dei finalisti del premio DARC per la giovane arte italiana, giunto alla sua terza edizione. Sono esposti i quattro artisti finalisti selezionati su 377 partecipanti dalla giuria composta da Beatrice Buscaroli, Ludovico Pratesi, Angela Vettese, Vicente Todoli, Annamattirolo e Paolo Colombo e presieduta da M.Vittoria Marini Clarelli.
Il premio DARC è stato assegnato a Lara Favretto (Treviso 1973) con la video-istallazione : “La terra è troppo grande”, curioso cortometraggio creato senza montaggio sul fiume (il Sile?) con personaggi Felliniani che lo guadano e il sonoro è affidato interamente alla natura: dagli scrosci dell’acqua al cinguettio degli uccelli.
Maria Inchor