Adria. Nell’atrio del museo è esposto il più ricco corredo tombale della necropoli etrusca IV II sec. ac. scavata nel 1990 su l’isola Spolverin vicino le isole intorno Adria e Bottrighe in un cantiere stradale. Sono state scoperte centotredici tombe, quasi esclusivamente ad inumazione, un rito postumo all’incenerazione.
Ecata Triforme
Stipe votiva ritrovata a Lagole presso Calazo. (G. Focolari, G.B. Frescura, F. De Lotto).
Tito Livio la ricorda all’inizio della sua opera.
L’affermazione degli antichi secondo i quali gli Euganei sarebbero stati scacciati dalle loro isole originarie venete, non è convalidata dalla documentazione archeologica. Il termine Veneti non precisa una singola popolazione di lingua indeuropea, ma solo un’insieme di tribù indoeuropee che hanno abbandonato il nome primitivo di “ari”: veneti si trovano in Gallia, in Germania, sulle rive del Baltico, nella penisola balcanica, nell’asia Minore. Nella Forma dei “Venetulani” ricordati da Plinio, si trovano anche nel Lazio. Le città a loro attribuite da Plinio sono oltre che la capitale Ateste, (12 Lucomonia Città stato federata con gli etruschi) e poi Asolo, Padova, Oderzo, Belluno Vicenza.[3]
Sparto: v. spargere
Spargere: (participio passato sparso e sparto : cfr Parodi, lingua 260)……….omissis……… .si veda ancora If IX 118e , un po’ diverso,
XX 88 dove Virgilio parla delle origini di Mantova: “Li uomini… che ‘ntorno erano sparti / s’accolsero in quel loco ( l’antitesi con il verbo reggente dà più forte rilievo al significato di “dispersi” del participio).[4]
[1] Cambridge Vol. 1° pag 203
1976 Stampato in Italia pag 365
Po Lago e Mena'go "acua sacra" unita coi falafitticoli delle Isole Sparse' sperse Venere, Nettuno, Minerva.
Le isole sparse sperse del Menago e del Lago erano in diretto contatto con il Po.
Pianeta
Po. Sua Maestà il
Po. Se Po
c'è ancora. Dio Po.
E
si può continuare: Po,
padre, padrone; Po della
storia e della memoria; Po
nome e nume.
Non si finirebbe certo tanto presto.
Ma intanto,
stranezza del linguaggio, da secoli si usa il nome più breve
(che più breve non si può), vale a dire una consonante
e una vocale, a proposito del fiume più lungo d'Italia e fra
i più estesi d'Europa.
E un'altra cosa: foneticamente
parlando, il monosillabo che lo denota significa "poco",
"esiguo", "scarso", "insufficiente".
Che
nome avrà avuto il Po
presso i Celti o gli Illiri, gli Unni o gli Etruschi?
Gianni
Brera dice che l'etimo di
Po è cinese e
significa palude*. Prima che Padus, si sa, secondo la nota leggenda
greca il Po si chiamava
Eridano, e che fosse inteso come "padre" (in tutti i
dialetti padani figura l'accezione "pa'", con riferimento
a genitore, a vegliardo o a venerabile), non è tanto
un'ipotesi quanto una pratica di più o meno inconscia ma
osservata devozione.
Come si sa - storia di un
fiume nel fiume della storia - il Po
abita da secoli e secoli la realtà e la fantasia di tante
genti, e non solo padane: la realtà, per come ha condizionato
nascita e crescita, vita e morte di milioni di uomini; la fantasia,
come sponda da sempre imprecisata di ogni mito popolare.
C'è
un Po dappertutto, insomma,
nella letteratura e nella vita, sia nella breve ruota della
quotidianità, come nei lenti ma lunghi trascorsi delle
generazioni; sia nell'oralità delle storie sgranate attorno
ai focolari, come nei romanzi o racconti dei più valenti
autori dei nostri tempi.
E di tali pagine narrative s'intende qui
rendere ragione, anche se solo per veloci tangenze.
*G.
Brera, Po, Milano,
Dalmine, 1973, p. 14
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"Si dice che un altro loro re, Cicno, quando il suo amico Fetonte cadde nell'Eridano, dopo aver cercato di guidare il carro del Sole, ne morì dal dispiacere, e allora Zeus, impietosito, lo tramutò in cigno dal dolce canto, mentre le sorelle di Fetonte, che erano alla corte di Cicno, furono mutate in pioppi, che ancora oggi si vedono in lunghe file presso il Po, e le loro lacrime divennero ambra, nella quale i Liguri, appunto, commerciavano fin da epoche remote. E questi miti sono narrati da Eschilo, in un frammento della trilogia di Prometeo, da Apollodoro, e da Ovidio."
Bretoni chiamano Ar-Mor, l'acqua da palo del Mare, l'acqua da palo contesa. L'estuario del Po è anche più di questo. Nel suo immenso, placido e mutevole divagare si è spostato si è allargato si è streto, si è proteso e si è ritratto dall' endolaguna fino ad Adria e poi al mare Adriatico, senza la violenza possessiva ed incalzante dell'Oceano. Le acque si fondono in osmosi con le acque fluviali del grande Po, l'antico Eridano, confondendosi in un paesaggio che oggi è solo un residuo, per quanto ampio, di ciò che doveva apparire anche solo mezzo secolo fa.
Le isole sparse sperse del Menago e del Lago erano in diretto contatto con l'acqua divagante della laguna formata dal Po.
Lo studio dei cordoni litoranei e dei paleoalvei, la lettura dei primi geografi che descrissero il delta (Polibio, Plinio, Strabone) e le mappe che a partire dal XVI secolo illustrano con crescente dettaglio l'endolaguna hanno permesso di ricostruire l'evoluzione delle foci del Po. Durante l'Etá del Bronzo (5000 anni fa) l'acqua si biforcava divagando nei pressi di Guastalla, nell'endolaguna reggiana, dando vita a due rami principali: a nord scorreva il Po di Adria, che sfociava vicino a Chioggia, piú a sud un ramo raggiungeva il mare presso Spina. In epoca etrusca la grande attivitá del Po di Spina portó alla creazione, oltre Ferrara, di altri due rami: l'Olana (poi Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), noto nell'antichitá anche come Eridano. La sedimentazioneartificiale alle foci dell'Eridano proseguí per tutto il periodo etrusco-romano, dando vita al "poggio etrusco = Poggio Rusco". La situazione dell'arcipelago, tra Comacchio e Ravenna, venne ricompresa recentemente nell'ampio delta, la cui prominente cuspide venne erosa dal mare solo dopo il VII secolo.
Paleoalvei e Isole sparsi endo (lago ) bresciani mantovani modenesi ferraresi adri ciosi veneziani trevisani padovani visentini veronesi
Lo studio dei paleoalvei intorno al Po, ci ha fatto scoprire il grande lago con sparse sperse le isole emilianeromagnole,lombarde, veneto-atesina.
Il contrasto altimetrico delle varie strutture morfologiche (1) mai messo sufficientemente in evidenza, e a confronto con i sedimenti delle varie linee di livello dalle risorgive alle foci, si diversificano tra strati sabbio-limose da quelli torbosi. I Paleoalvei fluviali in passato poco indagati, riservano oggi maggiori novità storico-naturalistiche-archeologiche. L'endolaguan intorno alle isole sparse del Menago sono state ritenute, erroneamente siti piatti, e asciutti.
L'attento
esame mostra , invece, marcate variazioni altimetriche e una
infinita presenza di acqua (in passato ritenuta sacra). Tali
Paleoalvei fluviali proseguono il tracciato dei paleoalvei
pleistocenici che da monte scendono all'endolaguna.Tali paleoalvei
hanno profondi dislivelli e si presentano con una infinita
presenza di dossi, sabbioni, isole, polese, lupie, con relative
ampie e sinuose spiagge o scarpate. Lungo i percorsi divaganti
dell'acqua si riconoscono numerosi ventagli di ”rosta”,
disperdenti i clasti esondativi nelle fasce perifluviali,
tipici delle isole intorno a Sparè nel veronese e i
paleoalvei oggi solcati dall’ acqua rilasciata dalle
risorgive affioranti che originano il Tione, il Tartaro, Tregnon, la
Sanoa ed il Menago (2). La loro direzione mostra un andamento NW-SE
ed a estuario formavano il grande lago (oggi chiamato volgarmente
valli veronesi). Accanto a tale morfologia principale si notano
tratti di paleoalvei con varia direzione meno incisi, relativi a
divagazioni dell'acqua, ancora più antichi della conoide
atesina, sospesi sull'endolaguna (3). Diversa situazione nei
Paleoalvei dopo l’ Alpone, e nella contigua endolaguna
vicentina intorno alle isole Poiana Maggiore e
all'endolaguna padovana che vede a nord i capisaldi di
Mangnana, Este e Monselice, con le isole di castel Baldo, Merlara,
Casale e scodosia (lago della sculdasia) . Qui troviamo lo
sviluppo di alcuni paleoalvei fluvioglaciali pleistocenici di
considerevoli dimensioni, scarsamente incisi e sospesi sui più
recenti diretti prevalentemente W-E o leggermente NW-SE.
In
questi paleoalvei l'elemento peculiare è dato dalla
presenza di percorsi relitti rimasto attivi sino ad epoca
altomedievale. Quelli indagati prendono inizio nella chiave di
Palladio all'altezza isola Sabbionara, Caneviera vicine a
Desmontà vicino all'attuale alveo artificiale dell'Adige e si
dirige verso oriente in direzione dei Colli Berici , Euganei, e
verso Adria - tico (4). Si tratta di un particolare tipo di
paleoalveo, non più come i precedenti incassato ma
pensile (5). Infatti è un consistente e continuo dosso
sabbioso, spesso limitato da ripide scarpate con una marcata fondo
del lago centrale -corrispondente al "talweg"- pure
egli comunque più elevato del paleoalveo circostante. Tale
paleoalveo pensile ha una struttura morfologica e sedimentaria
particolare e unisce i paleolavei fluviali sparsi
veneto-atesina da occidente ad oriente compiendo una serie di anse
più o meno ampie e toccando le isole intorno: S. Stefano,
Minerbe, Minervae-San Zenone, Bevilacqua,
Montagnana, Saletto, S. Margherita d'Adige, Ospedaletto
Euganeo, Este. Qui il paleoalveo pensile pare dividersi in due
distinti rami di cui quello settentrionale prosegue attraverso le
isole Motta, Marendole, Monselice. Ad oriente di
Monselice tracce di tale paleoalveo sono ravvisabili verso
l’isola Pernumia. Quindi, dopo un certo tratto in cui spariscono,
lo ritroviamo toccare le isole Con-selve, Ponte Casale, Candiana,
Villa del Bosco e Conca d'Albero dove si avvicina, fin quasi a
toccarlo, al noto "ramo più settentrionale del Po".
Da tale località si dirige decisamente verso settentrione a
Brenta d'Abba raggiungendo l'attuale alveo del Bacchiglione, andando
poi a perdersi verso la Laguna. Il ramo meridionale invece si dirige
decisamente verso S-SW, con andamento discordante rispetto alla rete
fluviale non solo attuale ma anche a quella pleistocenica, toccando
le isole Mottarelle, Deserto d'Este, Villa Estense, Carmignano e S.
Urbano fino ad intersecare ortogonalmente l'attuale corso fluviale
dell'Adige. Tutte le isole succitate relativi ai due bracci del
percorso atesino pensile sorgono sopra i depositi relitti del
paleoalveo.
Va inoltre osservato come ai lati di tale paleoalveo
atesino pensile si aprano numerosi ventagli di rotta,
disperdenti i clasti esondativi nelle fasce perifluviali. Tra
le più cospicue rotte vanno citate quella apertasi nelle
isole di Bevilacqua, Megliadino San Fidenzio e Saletto.
Dobbiamo inoltre rilevare come questo paleoalveo scorra all'interno
di un precedente ampio paleoalveo risalente ai tempi pleistocenici,
ben incassato ed approfondito. Il suddescritto paleoalveo pensile
atesino corrisponde a quello descrittoci già nel passato da
geografi e storici riferito al percorso storico dell' Adige
antecedente l’interessata descrizione della "dell’acqua
Desmontà, a/e Cucà al visentin e padoan" (6).
Università isole sparse Menago
"Le
università del futuro faranno quello che oggi non fanno,
insegnare l’arte del “self-discovery”. Ogni studente è
una luce che aspetta di accendersi per disperdere l’oscurità”
– ha detto Ben Okri, poeta e scrittore nigeriano, educato a
Cambridgelibertà, dove gli uomini diventano la soluzione,
inventò le università, creò scuole di pensiero
che nascevano intorno a un maestro, presupponevano la sua vicinanza
con i discepoli; sorgevano in luoghi incantevoli scelti per la magia
della loro storia. Non a caso erano poste sempre vicino a fiumi e a
fonti d’acqua. L’Accademia si trovava in prossimità del
Cefiso, il Liceo, ad est di Atene, era lambito dalle acque
dell’Eridano e il
Cinosarge, a sud della città, dove insegnò il cinico
Antistene, era vicino all’Ilisso. L’acqua, oltre che simbolo di
vita e di conoscenza, serviva per le abluzioni. In queste scuole la
cultura del corpo e dello spirito erano i due profili della stessa
realtà, indivisibile.
Se sapessimo ridare centralità
all’individuo, metterlo al centro di ogni attenzione, potremmo
cominciare a guarire l’umanità, cellula per cellula"
El Buriolo
Ricordo
a tuti che el sie de genar l'è Pascueta. Sule isole intorno
al Menago picole o grandi che sia se impiza da zinquemila ani el
buriolo. El Buriolo Spiega ben la Dotoresa Vanini Nadia dela
Biblioteca Civica de Verona, in de na so tesi publicà, l'è
un avenimento straordinario. Tuta la gente dele isole sparse sperse
sparte sul Menago, i palafiticoli, i se ricorda de sto rito pagan
che ga szinquemila ani. Sti foghi grandi i servea anche par la
navigazion specialmente in mezo ala nebia che no se vedea gnente.
Cosita i barcaroli i se orientava e no iandava in seca. Pa
costruir el buriolo se fa cosita: " prima se szerca un
palo, na pertega alta quanto più se pol, po la se pianta
senza gnente intorno. Le fasine e i canari bisogna metarli in un sol
colpo in te na sola giornada se nò, se te lo fe prima, i pol
vegner a impiszartelo ialtri, par dispeto e ti el sie de genar no te
impizi gnente.
Alora, in mezo un campo senza gnente inzima se
parecia sto palo. Po da da ogni corte con careti de ogni tipo tute
le fameie contribuise con poco o con tanto, con legna bona, (fasine)
o con quela trista (canari bagnà). Tuti i buteleti zugando i
porta quanta più roba i riese ad aver e catar. I grandi i fa
la parte piasè alta con la scala. Sora se mete la vecia.
Quanto l'è piasè alto tanto l'isola l'è
importante. Tanto piasè el dura, tanto piasè
sarà
el racolto e la fortuna par quela isola lì. Atenzion però
vizin se ne fa uno picolo che se ciama "reciamo" el serve
par dar l'aviso che dopo poco s'impizarà quel groso. Se
impiza apena ven completamente scuro. Alora scumiszia l'isole de
Ronchiel apena l'è partio (e a alte no le mia facile), quando
l'è rivà el fogo ala zimolina l'è ora che taca
anche el reciamo de Isola Bela. La gente che vol far el giro dele
isole por corar de qua e
de là, vedendoli tuti proprio
parchè l'è tuto un ciama e rispondi. Da l'isola de
Venere ghe risponde la Frescà, dal Piaton a Barbugine, da
Feramosche a Malcanton, da la Piopaza, a Cantarane, da Faval ai
Curoi, e via tuto intorno. Tute le isole le se illumina, e le se
specia drento l'acua e da intorno se vedea tuti sti foghi che fa
coraio a rivar a primavera. Anca st'ano le isole sparse sperse del
Menago l'è fa i burioli. Vedemo ci lo fa piasè alto,
ci lo fa durara de più, ci lo fa in campo libaro e no soto
l'iluminazion. Atorno el buriolo ghe la pascueta e el pascueton. La
pascueta la lancia pomi e naranze, el pascueton mena qualche
randelà. Tuti intorno dai butini ai veci a scaldarse e a
guardar gli auspici. Po quando se va a casa se catarà calcosa
in regalo portà dala pasqueta che no le mia tanto siora come
la Santa Lucia. Ma in casa se zuga ala tombola, con i grani de
polenta, e se magna fruta seca e de staion. Questa l'è la
magia che continua nele isole sparse sperse spartie, del Menago fin
al lago grande. Me racomando gnente copertoni e stranfieri o
inneschi artificiai. Tuta roba che dà la natura. A pascueta
alora pronti a vedar ci lo fa piasè alto e quel che dura
piasè, pronti tute le isole del menago intorno al lago a
scaldarse in mezo ale nebie e dopo via con un bon brulè.
Vostro Poeta sparso sperso spartio, Rè nato a Sparè
in esilio a Vicenza dal 1990.
Deghe na uciada anca al sito WWW.laRenna.it del brao diretor Tofa che sta par Tofaleti, gurdè ne nel forum ghe altre robe del poeta in dialeto.
Fare del Cinema
L'idea dello sceneggiato con Nadia Vanini, Piero Bronbin, Cotler, Asso A.R. , Cavani , Olmi, e Malkovict, Rodolfo bisatti, Olmi è di Renato Lanza che ha già lavorato in Ripley nel 2001 e con il Cast di Casanova nel 2004, videosperimentalista , fotografo sceneggiatore. Sparè - Menà-go Venere in primo piano sulla Rai, e canale 5.
Trecento
giorni di riprese isole Men (l) à-go, Adige, Po, Bachiglion,
in tv
e negli USA e G.B.
Giappone, e stati con doppiaggio delle lingue dialettali
locali in italiano e in inglese.
Le
isole e i paleolvei della civiltà meduaco di
quattromila anni fa fanno da sfondo alla vita dell'Alba della
civiltà plafitticola alla Venezia Serenissima, i
Gonzaga, gli Scala gli Estensi.
Sparè
To Menà Go Venere. Il regista cerca l'intesa con la
produzione per far approdare una coproduzione da far approdare sugli
schermi Rai e/o Canale 5, Rai Regione 3/ Skai. È stata
lanciata l' iniziativa per coinvolgere la televisione. Il
Regista al suo fianco ha scelto di avere come interpreti
principali da Bonaccorti e Rosa Fumetto, e Malcovick, la
domenica, la fiction televisiva che vede protagoniste le isole
Men(l)a'go tri veneto-lombardo emiliano romagnolo piemontese
ligure ionico egeo - L'idea è del regista Renato De' Paoli
Lanza da-sparè, che con molte comparse da reperirsi in loco,
potrà girare azioni molto veritiere. Il programma tra storia,
turismo non dà dà attenzione al ruolo dei motori,
delle turbine delle idrovore , ma dei mulini, delle cascate, ai
castelli, presenti nei paleoalvei del Mena'go, su soggetti di
Federico Moro e altri.
Infatti, le immagini potranno essere riprese con ultraleggiri in varie giornate. Poi a terra e in acqua con la barca si potrà scorrere sul lento fluire dell'antico acqua Medauco raccontato da Tito Livio nella Storia di Roma, (10, 2-4 6 8 10 12) e Virgilio, per giorni di riprese si possono fare decine di centinaia ore di programmazione con varie escursioni, e approfondimenti, con riferimenti ai beni storico artistici archeologici.
Si potrà quindi girare nei paleoalvei del Mena'go, e le Isole, i mulini, i capisaldi Isola Venere-Netuno, Minerva, Bastion San Michele e il Drago, i divesivi, la malaopera del, Castagnar, il Porto Croc/ Tor/eta, in mezo al lago e il mai concluso canale navigabile volgarmente detto Canal Bianco, con le infrastrutture esistenti e quelle che mancano, gli insediamenti archeologici che vi sono come il castello carpanea e Baldo, rinovellato da Francesco Zorzi, e dagli allievi delle scuole.
Si vedranno immagini di isole, Torri, con scorci dal porto, con l'autorizzazione dell' aereonautica de Sparè si potranno riprendere alcuni panorami mozzafiato.
Come lo stesso ha definito i paesaggi visti , saltando inoltre su scorci delle isole vicine. Si potranno abbinare fiction con presentazione di pezzi unici dell' arte mobile scuole botteghe maestri, accompagnati da pellicce, oro, pelli e tutte le produzioni locali.
Con i conduttori racconteranno con alcune star, la gente del luogo le antiche gesta delle famose casate discendenti da Pora Reitia con eccellenze Dogali della serenissima, con Dante, e Virgilio Tito Livio.
In
questa maniera arriveranno a vedere queste e bellezze del
Mena'go i turisti, gli operatori economici, e le Botteghe scuole
Maestri d'arte avranno la possibilità di mettersi in
mostra, specialmente ora che il periodo di crisi la zona ha pochi
operatori-turisti.
Del resto, che il fascino dell'acqua fosse
davvero notevole, lo derà anche il popolarissimo attore Lino
Toffolo che, con una troupe della Rai guidata dal
regista Liliana Cavani, Renato De'Paoli Lanza,
aiuto regista e che consce l'ambiente perché vi è nato
e cresciuto e vi risiede tutt'oggi. Per continuare poi con riprese
di altre fiction.
La produzione potrebbe cominciare dal mese di marzo, e poi continuare in altre fiction. Quando inizierà la prima puntata Raccontiamo con la gente la storia (come potrà essere riferito più ampiamente nella pagina degli spettacoli).
Gli
interni e gli esterni potranno essere , girati per buona parte
nel Veneto acquatico, Mantovano, Bresciano, Ferrarese, Ravennate,
Adro Rodigino con qualche ripresa a Gardaland e a Peschiera e
molte altre proprio a Torri del Benaco. Le puntate della fiction
saranno trasmesse appena le prime immaggini e testi saranno
adeguatamente montati. «Raccontiamo la storia con la gente»,
illustra a tracce , Renato Lanza, «le vicende narrano
delle alleanze delle isole venete per cacciare i Galli da Adria fino
alle leghe che si formarono in difesa delle città lombardo
emiliane e venete per far fronte per esempio a Federico Svevo
Barbarossa ».
Durante le riprese, sia all’esterno che
all’interno, sono davvero molti i tualweg su cui sorsero poi Torri
e Castelli che saranno ora visti in tutta Italia, e nel mondo.
Artisti ( pittori scritori scultori e poeti) e artigiani, risi-acqua-cultori pescadori czsadori al lavoro per recuperare l’identità storica delle antiche isole meduaco sparse sperse paleolavei Po Sanoa Mena(l)'go Dugal Bachiglion.
a-Sparé, le isole Venere, Minerva, Nettuno, Lago,Castei Baldo Carpanea Menà go adesso sono ri-nate.
Il
gruppo artisti e artigiani delle Isole del Menago e del Lago
hanno rilanciato, la cultura, la memoria delle isole dei
paleoalvei (talweg) "dagli appennini alle alpi " Po
al Tregnon Sanoa Men(l)a'go al Dugal Bachiglion
Il ,
comitato formato l'anno scorso da una decina di Isole, si è
allargato a tutto l'acquatorio. I primi firmatari a-Sparè la
culla della civiltà del mobile, e della cultura dell'antica
civiltà fluviale palafitticola tri-veneta lombarda emiliana
romagnola piemontese ligure. O, meglio, è lungo il Menago
(meduaco “mezo acua”) che si è formata una cultura -
fatta di art-igianato botteghe, scuole e di acquacultura - che
affondano le radici nella civiltà palfitticola del
5000 a.c..
Le
isole del mobile d’arte e degli sparti sparsi nelle isole intorno
al Menago . Gli isolani si rivedranno entro la fine di ottobre '05.
Dal battesimo del 30 gennaio 2004 all'unione che si celebrerà
vicino all'Olmo a-Sparè ma nell'isola Venere. Un incontro che
vedrà uscire gli otto della tavola rotonda che rappresentano
decine di isole dagli appennini alle Alpi. Otto che
rappresentano non solo le isole ma anche gli artisti,
gli artigiani del mobile, ma anche, naviganti, barcaroi,
pescadori, agricoltori, poeti e scrittori.
Il
progetto si è sviluppato nell'Università dal Menago
agli Appennini alle Alpi. Un anno e mezzo è servito a
sviluppare la conoscenza della «civiltà dellle
isole intorno al Menago (meduaco “mezo acua”)». Le
imprese devono partire dalla difesa -consapevolezza di una grande
civiltà antichissima che ci unisce, e che in tempi di
globalizzazione non teme prova. Davanti alle Imprese ci sono gli
Isolani gente che da sempre ha fondato il benessere nel commercio la
navigazione, la riunione dei mercati del Nod eurpopa con gli
Elleni - Egeei, Dalmat,i Istri, e tutta la Medeacua.
La
federazione delle isole significa che ogni uno può andare
individualmente ma in caso di difesa si agirà con tutte le
isole federate. Le isole hanno come bandiera il mobile d’arte
sparso - sperso - lungo il paleolavei Secia Panaro Po
Tion Tartaro Tregnon Sanoa Menago Lavigno (meduaco “mezo
acua”) Lago, Dugal Bachiglion, Brenta, Piave, Livenza, Stella,
Isonzo Timavo . Allo scambio con i mercati mondiali, che
si trasforma in conoscenza e sfida da isola a isola, da scuola a
scuola da bottega a bottega da Maestro a Maestro. Gli isolani
hanno vinto tante volte, e questa volta "batteremo i
sugafosi". «a-Sparè - spiega Renato Lanza, tra i
fondatori - è una condizione sine qua non dell’esistenza
della nostra iniziativa. Queste isole a cui qualcuno cerca di
cancellare l'identità come Sparè e le isole
contermini, Venere, Barbare,Curoi, Barbugine, Ronchiel,
Ferramosche, Bosco, Isolabela, Frescà Faval, Sustinenza,
Menà'go, Casale, Pontemolin, Vilimpenta, Brancon, Bosco
Gaio, Polesela, Farfusola, Vizsina, Isola Reitia, Marega, Castel
Baldo, e molte altre, sono indipendenti ma federate e legate
dal patto di mutua assitenza contro gli agressori. Esse oggi
si autorappresentano poichè si sono riappropriate della
loro storia antica».
La civiltà
Palafitticola 4000 anni prima di Cristo qui aveva la sua
capitale per arte e cultura, per poi dar vita alla civiltà
della Repubblica Veneta.
Chi
ha derubato le isole sparse della loro autonomia, dell'acqua
del bosco e si è appropriato dei paleoalvei ha violato i
principi costitutivi degli isolani e che essendo circondati
dall'acqua hanno sempre affidato all'acqua il compito di difenderli.
Il summit che si sta preparando ricorderà,
infatti, che le isole non si diedero neppure ai Venziani
seicento anni fa ma vennero regalate in usofrutto a Mantova nel 1407
ai Gonzaga. Se mortadella ha chiuso le scuole, noi
le riapriremo. Le valorizzano tutti i siti del
Menago e dell'acqua, (meduaco “mezo acua”) cominciando da
Sparè, Venera, Menà,go tutto il paleoalveo del
Menago (meduaco “mezo acua”) e lago intorno alla piazzaforte del
Castello all'imboccatura dell'estuario.
«Il comitato ha
concluso la sua funzione ora si passa alla federazione delle Isole
dagli Appennini alle Alpi, con centro nelle isole dei Paleoalvei
Menago (meduaco “mezo acua”), includendo le botteghe, scuole,
maestri, mobile d’arte, le attività artistiche e la
coltivazione del riso».
La riunione sarà, infatti,
dedicata all'adesione delle isole « che poi
rappresenteranno i mobili, le scuole, i maestri/e, gli
artisti». Affiancando arte dell'antica civiltà si
distribuiranno le oto careghe storiche delle isole Po e
Retie». Un'altra bandiera che ha dato tanto lavoro anche alle
donne fin dagli anno '30 del millennio scorso si ricorda il
grandi maestro della scuola del mobile d'arte, Cavalier
Giuseppe Merlin, sparè 1881 W
1964 Sparè dito
Bepo Marco,attraverso il ricordo di chi come il curatore di questo
sito l'ha conosciuto, insieme ai Maestri e figli d'arte
Remo e Vasco. Alle isole e al lago e al maestro, a
quarant’anni dalla morte, è dedicata una pubblicazione,
in corso di pubblicazione. Il censimento delle isole
proseguirà, per poi arrivare a promuovere vari eventi di
Marcheting «isolano».
Dante Virgilio