Archeologia

 5000 a.c.

 

Idronimia Isole sparse Menago Lago endolagouna

 

L’importanza dell’idronimia  è stata  di continuo esaltata da H.Krahe (per tutti 1946 in “Wurzb. Jahrb.” I pp. 79-97 e 1954 ‘Spr.u.Vorz.’ p.48 sgg.). I siti delle ex lagune venetiche lo confermano perché gli idronimi  antichi sono attestati in numero cospicuo proporzionalmente rilevante rispetto ai toponimi antichi, specialmente qui dove la fase paraurbana e urbana offriva condizioni di resistenza ben diversa che per aree centroeuropee segnate da altri tipi di strutture insediative, con un tipo di continuità o non continuità tipico delle isole sparse Menago.

 

 

Le isole Sparse Menago  erano in contatto anche con

 

ADRIA e la sua laguna e le sue isole sparse d'intorno 

 

dove si sono trovate  iscrizioni nettamente etrusche” Conservato nel locale Museo, fine gioiello proveniente dalle isole etrusche facenti parte dell’emporio commerciale portuale 1

 Che i veneti fossero largamente aperti a ogni forma di scambi, risulta dai trovamenti archeologici.

Plinio ricorda soprattutto il commercio dell’ambra. [1]

 

Adria. Nell’atrio del museo è esposto  il più ricco  corredo tombale  della necropoli etrusca  IV II sec. ac. scavata  nel 1990 su l’isola Spolverin  vicino le isole intorno  Adria e Bottrighe in un cantiere stradale. Sono state scoperte centotredici  tombe, quasi esclusivamente  ad inumazione, un rito postumo all’incenerazione.

 

Orario di apertura
lunedì-sabato 9.00-19.00
domenica 14.00-19.00
chiuso: Natale, Capodanno, 1° maggio
ingresso gratuito per i cittadini italiani fino a 18 anni e sopra i 60 anni
tel. 0426 21612

 

Vedi “Vaso del Panorama= raffiguranti con uno stile ricercato e in un certo senso moderno, animali, vegetazione, e ACQUA CORRENTE[2]

 

Santuario  Pora –Reitia

Este, Museo Nazionale atestino,

Lamina in bronzo  del sec. IV  a.c. – probabilmente  ex voto  che riproducono  parti del corpo: pianta del piede,  e di un braccio – già parte della stipe votiva del santuario dedicato alla dea della salute della fertilità dell’acqua Pora - Reitia nelle isole sparse presso Ateste.

Il Santuario di Reitia spicca dal punto di vista culturale per i molti bronzetti votivi.3

 

Ecata Triforme

Stipe votiva ritrovata a Lagole presso Calazo. (G. Focolari, G.B. Frescura, F. De Lotto).

 

Tito Livio la ricorda  all’inizio della sua opera.

 

L’affermazione degli antichi secondo i quali gli Euganei sarebbero stati scacciati  dalle loro isole  originarie venete, non è convalidata dalla documentazione  archeologica. Il termine  Veneti  non precisa  una singola popolazione  di lingua indeuropea, ma solo  un’insieme  di tribù  indoeuropee che hanno  abbandonato il nome  primitivo di “ari”: veneti si trovano in Gallia, in Germania, sulle  rive del Baltico, nella  penisola balcanica, nell’asia Minore. Nella Forma  dei “Venetulani” ricordati da Plinio, si trovano  anche nel Lazio. Le città a loro  attribuite  da Plinio sono oltre che la capitale Ateste, (12 Lucomonia Città stato federata con gli etruschi) e poi Asolo, Padova, Oderzo, Belluno Vicenza.[3]

 

Sparto: v. spargere

 

Spargere: (participio  passato sparso e sparto : cfr Parodi, lingua  260)……….omissis……… .si veda ancora If IX 118e , un po’ diverso,

XX 88 dove Virgilio parla delle origini di Mantova: “Li uomini… che ‘ntorno erano sparti / s’accolsero in quel loco (  l’antitesi con il verbo reggente dà più forte  rilievo al significato di “dispersi” del participio).[4]




[1]
Conoscere l’Italia, enciclopedia dell’Italia antica e moderna – Veneto 1° - Istituto geografico de Agostini – Novara- 1979.



[1] Cambridge Vol. 1° pag 203

 [2] Conoscere l’Italia, enciclopedia dell’Italia antica e moderna – Veneto 1° - Istituto geografico de Agostini – Novara- 1979.

1976 Stampato in Italia  pag 365

 

 

 

Po Lago e Mena'go "acua sacra" unita coi falafitticoli delle Isole Sparse' sperse Venere, Nettuno, Minerva.

Le isole sparse sperse del Menago e del Lago  erano in diretto contatto con il Po.

 

Pianeta Po. Sua Maestà il Po. Se Po c'è ancora. Dio Po.
E si può continuare: Po, padre, padrone; Po della storia e della memoria; Po nome e nume.
Non si finirebbe certo tanto presto.
Ma intanto, stranezza del linguaggio, da secoli si usa il nome più breve (che più breve non si può), vale a dire una consonante e una vocale, a proposito del fiume più lungo d'Italia e fra i più estesi d'Europa.
E un'altra cosa: foneticamente parlando, il monosillabo che lo denota significa "poco", "esiguo", "scarso", "insufficiente".
Che nome avrà avuto il Po presso i Celti o gli Illiri, gli Unni o gli Etruschi?
Gianni Brera dice che l'etimo di Po è cinese e significa palude*. Prima che Padus, si sa, secondo la nota leggenda greca il Po si chiamava Eridano, e che fosse inteso come "padre" (in tutti i dialetti padani figura l'accezione "pa'", con riferimento a genitore, a vegliardo o a venerabile), non è tanto un'ipotesi quanto una pratica di più o meno inconscia ma osservata devozione.
Come si sa - storia di un fiume nel fiume della storia - il Po abita da secoli e secoli la realtà e la fantasia di tante genti, e non solo padane: la realtà, per come ha condizionato nascita e crescita, vita e morte di milioni di uomini; la fantasia, come sponda da sempre imprecisata di ogni mito popolare.
C'è un Po dappertutto, insomma, nella letteratura e nella vita, sia nella breve ruota della quotidianità, come nei lenti ma lunghi trascorsi delle generazioni; sia nell'oralità delle storie sgranate attorno ai focolari, come nei romanzi o racconti dei più valenti autori dei nostri tempi.
E di tali pagine narrative s'intende qui rendere ragione, anche se solo per veloci tangenze.



*G. Brera, Po, Milano, Dalmine, 1973, p. 14

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"Si dice  che un altro loro re, Cicno, quando il suo amico Fetonte cadde nell'Eridano, dopo aver cercato di guidare il carro del Sole, ne morì dal dispiacere, e allora Zeus, impietosito, lo tramutò in cigno dal dolce canto, mentre le sorelle di Fetonte, che erano alla corte di Cicno, furono mutate in pioppi, che ancora oggi si vedono in lunghe file presso il Po, e le loro lacrime divennero ambra, nella quale i Liguri, appunto, commerciavano fin da epoche remote. E questi miti sono narrati da Eschilo, in un frammento della trilogia di Prometeo, da Apollodoro, e da Ovidio."

 

 

 

Bretoni chiamano Ar-Mor, l'acqua da palo del Mare, l'acqua da palo contesa. L'estuario del Po è anche più di questo. Nel suo immenso, placido e mutevole divagare si  è spostato si è allargato si è streto, si è proteso e si è ritratto dall' endolaguna fino ad Adria e poi al mare Adriatico, senza la violenza possessiva ed incalzante dell'Oceano. Le acque  si fondono in osmosi con le acque fluviali del grande Po, l'antico Eridano, confondendosi in un paesaggio che oggi è solo un residuo, per quanto ampio, di ciò che doveva apparire anche solo mezzo secolo fa.

 

 

Le isole sparse sperse del Menago e del Lago  erano in diretto contatto con l'acqua divagante della laguna formata dal Po.

 

Lo studio dei cordoni litoranei e dei paleoalvei, la lettura dei primi geografi che descrissero il delta (Polibio, Plinio, Strabone) e le mappe che a partire dal XVI secolo illustrano con crescente dettaglio l'endolaguna hanno permesso di ricostruire l'evoluzione delle foci del Po. Durante l'Etá del Bronzo (5000 anni fa) l'acqua si biforcava divagando nei pressi di Guastalla, nell'endolaguna reggiana, dando vita a due rami principali: a nord scorreva il Po di Adria, che sfociava vicino a Chioggia, piú a sud un ramo raggiungeva il mare presso Spina. In epoca etrusca la grande attivitá del Po di Spina portó alla creazione, oltre Ferrara, di altri due rami: l'Olana (poi Volano) e il Padoa (da cui deriva il nome Po), noto nell'antichitá anche come Eridano. La sedimentazioneartificiale alle foci dell'Eridano proseguí per tutto il periodo etrusco-romano, dando vita al "poggio etrusco = Poggio Rusco". La situazione dell'arcipelago, tra Comacchio e Ravenna, venne ricompresa recentemente nell'ampio delta, la cui prominente cuspide venne erosa dal mare solo dopo il VII secolo.

 

 

 

 

 

Paleoalvei e Isole  sparsi  endo (lago ) bresciani mantovani modenesi ferraresi adri ciosi veneziani trevisani padovani visentini veronesi 

 

Lo studio dei paleoalvei intorno al Po, ci ha fatto scoprire il grande  lago con sparse sperse le isole emilianeromagnole,lombarde, veneto-atesina.

Il contrasto altimetrico delle varie strutture morfologiche (1) mai messo  sufficientemente in evidenza,  e a confronto con i sedimenti delle varie linee di livello dalle risorgive alle foci, si diversificano tra strati sabbio-limose da quelli torbosi. I Paleoalvei fluviali in passato poco  indagati, riservano oggi  maggiori novità storico-naturalistiche-archeologiche. L'endolaguan intorno alle isole sparse del Menago sono  state ritenute, erroneamente  siti piatti, e asciutti.

L'attento esame mostra , invece, marcate variazioni altimetriche e una infinita presenza di acqua (in passato ritenuta sacra). Tali  Paleoalvei fluviali proseguono il tracciato dei paleoalvei  pleistocenici che da monte scendono all'endolaguna.Tali paleoalvei hanno profondi dislivelli e si presentano con una infinita presenza di dossi, sabbioni, isole, polese, lupie, con relative ampie e sinuose spiagge o scarpate. Lungo i percorsi divaganti dell'acqua si riconoscono numerosi ventagli di ”rosta”, disperdenti i clasti esondativi nelle fasce perifluviali, tipici delle isole intorno a Sparè nel veronese e i paleoalvei  oggi solcati dall’ acqua rilasciata dalle  risorgive affioranti che originano il Tione, il Tartaro, Tregnon, la Sanoa ed il Menago (2). La loro direzione mostra un andamento NW-SE ed a estuario formavano il grande lago (oggi chiamato volgarmente valli veronesi). Accanto a tale morfologia principale si notano tratti di paleoalvei con varia direzione meno incisi, relativi a divagazioni dell'acqua, ancora più antichi della conoide atesina, sospesi sull'endolaguna (3). Diversa situazione nei Paleoalvei dopo l’ Alpone, e nella contigua endolaguna vicentina intorno alle isole Poiana Maggiore  e all'endolaguna  padovana che vede a nord i capisaldi di Mangnana, Este e Monselice, con le isole di castel Baldo, Merlara, Casale e scodosia (lago della sculdasia) . Qui troviamo lo sviluppo di alcuni paleoalvei fluvioglaciali pleistocenici di considerevoli dimensioni, scarsamente incisi e sospesi sui più recenti diretti prevalentemente W-E o leggermente NW-SE.
In questi paleoalvei l'elemento peculiare è dato dalla presenza di  percorsi relitti rimasto attivi sino ad epoca altomedievale. Quelli indagati prendono inizio nella chiave di Palladio all'altezza isola Sabbionara, Caneviera vicine a Desmontà vicino all'attuale alveo artificiale dell'Adige e si dirige verso oriente in direzione dei Colli Berici , Euganei, e verso  Adria - tico (4). Si tratta di un particolare tipo di paleoalveo, non più come i precedenti incassato  ma pensile (5). Infatti è un consistente e continuo dosso sabbioso, spesso limitato da ripide scarpate con una marcata fondo del lago centrale -corrispondente al "talweg"- pure egli comunque più elevato del paleoalveo circostante. Tale paleoalveo pensile ha una struttura morfologica e sedimentaria particolare e unisce i paleolavei  fluviali sparsi  veneto-atesina da occidente ad oriente compiendo una serie di anse più o meno ampie e toccando le isole intorno: S. Stefano,  Minerbe,  Minervae-San Zenone,  Bevilacqua,  Montagnana, Saletto, S. Margherita d'Adige,  Ospedaletto Euganeo, Este. Qui il paleoalveo pensile pare dividersi in due distinti rami di cui quello settentrionale prosegue attraverso le isole Motta,  Marendole,  Monselice. Ad oriente di Monselice tracce di tale paleoalveo sono ravvisabili  verso l’isola Pernumia. Quindi, dopo un certo tratto in cui spariscono, lo ritroviamo toccare le isole Con-selve, Ponte Casale, Candiana, Villa del Bosco e Conca d'Albero dove si avvicina, fin quasi a toccarlo, al noto "ramo più settentrionale del Po". Da tale località si dirige decisamente verso settentrione a Brenta d'Abba raggiungendo l'attuale alveo del Bacchiglione, andando poi a perdersi verso la Laguna. Il ramo meridionale invece si dirige decisamente verso S-SW, con andamento discordante rispetto alla rete fluviale non solo attuale ma anche a quella pleistocenica, toccando le isole Mottarelle, Deserto d'Este, Villa Estense, Carmignano e S. Urbano fino ad intersecare ortogonalmente l'attuale corso fluviale dell'Adige. Tutte le isole succitate relativi ai due bracci del percorso atesino pensile sorgono sopra i depositi relitti del paleoalveo.
Va inoltre osservato come ai lati di tale paleoalveo atesino pensile si aprano numerosi ventagli di rotta, disperdenti i clasti esondativi nelle fasce perifluviali. Tra le più cospicue rotte vanno citate quella apertasi nelle isole di  Bevilacqua,  Megliadino San Fidenzio e Saletto. Dobbiamo inoltre rilevare come questo paleoalveo scorra all'interno di un precedente ampio paleoalveo risalente ai tempi pleistocenici, ben incassato ed approfondito. Il suddescritto paleoalveo pensile atesino corrisponde a quello descrittoci già nel passato da geografi e storici riferito al percorso storico dell' Adige antecedente l’interessata descrizione della "dell’acqua  Desmontà, a/e Cucà al visentin e padoan" (6).

 

 

 

Università isole sparse Menago

 

"Le università del futuro faranno quello che oggi non fanno, insegnare l’arte del “self-discovery”. Ogni studente è una luce che aspetta di accendersi per disperdere l’oscurità” – ha detto Ben Okri, poeta e scrittore nigeriano, educato a Cambridgelibertà, dove gli uomini diventano la soluzione, inventò le università, creò scuole di pensiero che nascevano intorno a un maestro, presupponevano la sua vicinanza con i discepoli; sorgevano in luoghi incantevoli scelti per la magia della loro storia. Non a caso erano poste sempre vicino a fiumi e a fonti d’acqua. L’Accademia si trovava in prossimità del Cefiso, il Liceo, ad est di Atene, era lambito dalle acque dell’Eridano e il Cinosarge, a sud della città, dove insegnò il cinico Antistene, era vicino all’Ilisso. L’acqua, oltre che simbolo di vita e di conoscenza, serviva per le abluzioni. In queste scuole la cultura del corpo e dello spirito erano i due profili della stessa realtà, indivisibile.
Se sapessimo ridare centralità all’individuo, metterlo al centro di ogni attenzione, potremmo cominciare a guarire l’umanità, cellula per cellula"

 

 

 El Buriolo

Ricordo a tuti che el sie de genar l'è Pascueta. Sule isole intorno al Menago picole o grandi che sia se impiza da zinquemila ani el buriolo. El Buriolo Spiega ben la Dotoresa Vanini Nadia dela Biblioteca Civica de Verona, in de na so tesi publicà, l'è un avenimento straordinario. Tuta la gente dele isole sparse sperse sparte sul Menago, i palafiticoli, i se ricorda de sto rito pagan che ga szinquemila ani. Sti foghi grandi i servea anche par la navigazion specialmente in mezo ala nebia che no se vedea gnente. Cosita i barcaroli i se orientava e no iandava in seca. Pa costruir el buriolo se fa cosita: " prima se szerca un palo, na pertega alta quanto più se pol, po la se pianta senza gnente intorno. Le fasine e i canari bisogna metarli in un sol colpo in te na sola giornada se nò, se te lo fe prima, i pol vegner a impiszartelo ialtri, par dispeto e ti el sie de genar no te impizi gnente.
Alora, in mezo un campo senza gnente inzima se parecia sto palo. Po da da ogni corte con careti de ogni tipo tute le fameie contribuise con poco o con tanto, con legna bona, (fasine) o con quela trista (canari bagnà). Tuti i buteleti zugando i porta quanta più roba i riese ad aver e catar. I grandi i fa la parte piasè alta con la scala. Sora se mete la vecia. Quanto l'è piasè alto tanto l'isola l'è importante. Tanto piasè el dura, tanto piasè
sarà el racolto e la fortuna par quela isola lì. Atenzion però vizin se ne fa uno picolo che se ciama "reciamo" el serve par dar l'aviso che dopo poco s'impizarà quel groso. Se impiza apena ven completamente scuro. Alora scumiszia l'isole de Ronchiel apena l'è partio (e a alte no le mia facile), quando l'è rivà el fogo ala zimolina l'è ora che taca anche el reciamo de Isola Bela. La gente che vol far el giro dele isole por corar de qua e
de là, vedendoli tuti proprio parchè l'è tuto un ciama e rispondi. Da l'isola de Venere ghe risponde la Frescà, dal Piaton a Barbugine, da Feramosche a Malcanton, da la Piopaza, a Cantarane, da Faval ai Curoi, e via tuto intorno. Tute le isole le se illumina, e le se specia drento l'acua e da intorno se vedea tuti sti foghi che fa coraio a rivar a primavera. Anca st'ano le isole sparse sperse del Menago l'è fa i burioli. Vedemo ci lo fa piasè alto, ci lo fa durara de più, ci lo fa in campo libaro e no soto l'iluminazion. Atorno el buriolo ghe la pascueta e el pascueton. La pascueta la lancia pomi e naranze, el  pascueton mena qualche randelà. Tuti intorno dai butini ai veci a scaldarse e a guardar gli auspici. Po quando se va a casa se catarà calcosa in regalo portà dala pasqueta che no le mia tanto siora come la Santa Lucia. Ma in casa se zuga ala tombola, con i grani de polenta, e se magna fruta seca e de staion. Questa l'è la magia che continua nele isole sparse sperse spartie, del Menago fin al lago grande. Me racomando gnente copertoni e stranfieri o inneschi artificiai. Tuta roba che dà la natura. A pascueta alora pronti a vedar ci lo fa piasè alto e quel che dura piasè, pronti tute le isole del menago intorno al lago a scaldarse in mezo ale nebie e dopo via con un bon brulè.

Vostro Poeta sparso sperso spartio, Rè nato a Sparè in esilio a Vicenza dal 1990.

 

Deghe na uciada anca al sito WWW.laRenna.it  del brao diretor Tofa che sta par Tofaleti, gurdè ne nel forum  ghe altre robe del poeta in dialeto. 

 

 

 

Fare del Cinema

 

L'idea dello sceneggiato con Nadia Vanini, Piero Bronbin, Cotler, Asso A.R.  , Cavani , Olmi, e Malkovict, Rodolfo bisatti, Olmi è  di  Renato Lanza che ha già lavorato in Ripley nel 2001 e con il Cast di Casanova nel 2004, videosperimentalista , fotografo sceneggiatore.  Sparè - Menà-go Venere in primo piano sulla Rai, e canale 5.

Trecento giorni di riprese isole Men (l) à-go, Adige, Po, Bachiglion, in tv
 e negli USA e G.B. Giappone, e  stati con doppiaggio delle lingue dialettali locali in italiano e in inglese.

Le isole e i paleolvei della civiltà meduaco  di quattromila anni fa fanno da sfondo alla vita dell'Alba della civiltà plafitticola alla Venezia Serenissima, i  Gonzaga, gli  Scala  gli Estensi.

Sparè To Menà Go Venere
. Il regista cerca l'intesa con la produzione per far approdare una coproduzione da far approdare sugli schermi  Rai e/o Canale 5, Rai Regione 3/ Skai. È stata lanciata  l' iniziativa per coinvolgere la televisione. Il Regista al suo fianco ha scelto di avere  come interpreti principali  da Bonaccorti e Rosa Fumetto, e Malcovick, la domenica, la fiction televisiva che vede protagoniste le isole  Men(l)a'go tri veneto-lombardo emiliano romagnolo  piemontese ligure ionico egeo - L'idea è del regista Renato De' Paoli Lanza da-sparè, che con molte comparse da reperirsi in loco, potrà girare azioni molto veritiere. Il programma tra storia, turismo non dà dà attenzione al ruolo dei motori, delle turbine delle idrovore , ma dei mulini, delle cascate, ai castelli, presenti nei paleoalvei del Mena'go, su soggetti di Federico Moro e altri. 

Infatti, le immagini potranno essere riprese con ultraleggiri in varie giornate. Poi a terra e in acqua con la barca si potrà scorrere sul lento fluire dell'antico acqua Medauco raccontato da Tito Livio  nella Storia di Roma, (10, 2-4 6 8 10 12) e Virgilio,  per  giorni di riprese  si possono fare decine di centinaia ore di programmazione con varie  escursioni, e approfondimenti, con riferimenti ai beni storico artistici archeologici.

Si potrà quindi girare nei  paleoalvei del Mena'go, e le Isole, i mulini, i capisaldi Isola Venere-Netuno, Minerva,  Bastion San Michele e il Drago, i divesivi, la malaopera  del, Castagnar, il Porto Croc/ Tor/eta, in mezo al lago e il mai concluso canale navigabile volgarmente detto Canal Bianco, con le infrastrutture esistenti e quelle che mancano, gli  insediamenti archeologici che vi sono come il castello carpanea  e Baldo, rinovellato da Francesco Zorzi, e dagli allievi delle scuole.

Si vedranno immagini di isole, Torri, con scorci dal porto, con l'autorizzazione dell' aereonautica de Sparè si potranno riprendere alcuni panorami mozzafiato.

Come lo stesso ha definito i paesaggi visti , saltando inoltre su scorci delle isole vicine.  Si potranno abbinare fiction con  presentazione di  pezzi unici dell' arte mobile scuole botteghe maestri, accompagnati da pellicce, oro, pelli e tutte le produzioni locali.

Con i conduttori racconteranno con alcune star, la gente del luogo le antiche gesta delle famose casate discendenti da Pora Reitia con  eccellenze Dogali della serenissima, con Dante, e Virgilio Tito Livio.

In questa maniera arriveranno  a vedere queste e bellezze del Mena'go i turisti, gli operatori economici, e le Botteghe scuole Maestri d'arte avranno  la possibilità di mettersi in mostra, specialmente ora che il periodo di crisi la zona ha pochi operatori-turisti.
Del resto, che il fascino dell'acqua fosse davvero notevole, lo derà anche il popolarissimo attore Lino Toffolo che, con una troupe della Rai guidata dal   regista Liliana Cavani,   Renato De'Paoli Lanza,  aiuto regista e che consce l'ambiente perché vi è nato e cresciuto e vi risiede tutt'oggi. Per continuare poi con riprese di altre fiction.

 

La produzione potrebbe cominciare dal mese di marzo, e poi continuare in altre fiction. Quando inizierà la prima puntata Raccontiamo con la gente la storia  (come potrà essere riferito più ampiamente nella pagina degli spettacoli).

Gli interni e gli esterni potranno essere ,  girati per buona parte nel Veneto acquatico, Mantovano, Bresciano, Ferrarese, Ravennate, Adro Rodigino con qualche ripresa a Gardaland e a Peschiera e molte altre proprio a Torri del Benaco. Le puntate della fiction saranno trasmesse appena le prime immaggini e testi saranno adeguatamente montati. «Raccontiamo la storia con la gente»,  illustra a tracce , Renato Lanza, «le vicende narrano delle alleanze delle isole venete per cacciare i Galli da Adria fino alle leghe che si formarono in difesa delle città lombardo emiliane e venete per far fronte per esempio a Federico Svevo Barbarossa ».
Durante le riprese, sia all’esterno che all’interno, sono davvero molti i tualweg su cui sorsero poi Torri e Castelli  che saranno ora visti in tutta Italia, e nel mondo.

 

Artisti ( pittori scritori scultori e poeti)  e artigiani, risi-acqua-cultori pescadori czsadori  al lavoro per recuperare l’identità storica delle antiche isole meduaco sparse sperse paleolavei Po Sanoa Mena(l)'go Dugal Bachiglion.


a-Sparé, le isole Venere, Minerva, Nettuno, Lago,Castei Baldo Carpanea Menà go  adesso sono ri-nate.

Il gruppo artisti e artigiani delle Isole del Menago e del Lago   hanno rilanciato, la cultura, la memoria delle isole dei paleoalvei (talweg) "dagli appennini alle alpi " Po al Tregnon Sanoa Men(l)a'go al Dugal Bachiglion

Il , comitato formato l'anno scorso da  una decina di Isole, si è allargato a tutto l'acquatorio. I primi firmatari a-Sparè la culla della civiltà del mobile, e della cultura dell'antica civiltà fluviale palafitticola tri-veneta lombarda emiliana romagnola piemontese ligure. O, meglio, è lungo il Menago (meduaco “mezo acua”) che si è formata una cultura - fatta di art-igianato botteghe, scuole e di acquacultura - che affondano le radici nella civiltà  palfitticola del 5000 a.c..

Le isole del mobile d’arte e degli sparti sparsi nelle isole intorno al Menago . Gli isolani si rivedranno entro la fine di ottobre '05. Dal battesimo del 30 gennaio 2004 all'unione che si celebrerà vicino all'Olmo a-Sparè ma nell'isola Venere. Un incontro che vedrà uscire gli otto della tavola rotonda che rappresentano decine di isole dagli appennini alle Alpi. Otto che rappresentano  non solo le isole ma anche gli artisti, gli artigiani del mobile, ma anche, naviganti, barcaroi, pescadori, agricoltori, poeti e scrittori.
Il  progetto si è sviluppato nell'Università dal Menago agli Appennini alle Alpi. Un anno e mezzo è servito a sviluppare la conoscenza della «civiltà dellle isole intorno al Menago (meduaco “mezo acua”)». Le imprese devono partire dalla difesa -consapevolezza di una grande civiltà antichissima che ci unisce, e che  in tempi di globalizzazione non teme prova. Davanti alle Imprese ci sono gli Isolani gente che da sempre ha fondato il benessere nel commercio la navigazione, la riunione dei mercati del Nod eurpopa con gli Elleni - Egeei, Dalmat,i Istri, e tutta la Medeacua.

La federazione delle isole significa che ogni uno può andare individualmente ma in caso di difesa si agirà con tutte le isole federate. Le isole hanno come bandiera il mobile d’arte sparso - sperso -  lungo il paleolavei Secia Panaro  Po  Tion Tartaro Tregnon Sanoa Menago Lavigno (meduaco “mezo acua”) Lago, Dugal Bachiglion, Brenta, Piave, Livenza, Stella, Isonzo Timavo . Allo scambio con i mercati mondiali, che si trasforma in conoscenza e sfida da isola a isola, da scuola a scuola da bottega a bottega da Maestro a Maestro. Gli isolani hanno  vinto tante volte, e questa volta "batteremo i sugafosi". «a-Sparè - spiega Renato Lanza, tra i fondatori - è una condizione sine qua non dell’esistenza della nostra iniziativa. Queste isole a cui  qualcuno cerca di cancellare l'identità come Sparè e le isole contermini, Venere, Barbare,Curoi,  Barbugine, Ronchiel, Ferramosche, Bosco, Isolabela, Frescà Faval, Sustinenza, Menà'go, Casale, Pontemolin, Vilimpenta, Brancon, Bosco Gaio, Polesela, Farfusola, Vizsina, Isola Reitia, Marega, Castel Baldo, e molte altre, sono indipendenti ma federate e legate dal patto di mutua assitenza contro gli agressori. Esse oggi si autorappresentano poichè si sono  riappropriate della loro storia antica». 
La civiltà  Palafitticola 4000 anni prima di Cristo qui aveva la sua capitale per arte e cultura, per poi dar vita alla civiltà della Repubblica Veneta.

Chi ha derubato le isole sparse della loro  autonomia, dell'acqua del bosco e si è appropriato dei paleoalvei ha violato i principi costitutivi degli isolani e che essendo circondati dall'acqua hanno sempre affidato all'acqua il compito di difenderli. Il summit che si sta  preparando  ricorderà, infatti, che le isole non si diedero neppure ai Venziani  seicento anni fa ma vennero regalate in usofrutto a Mantova nel 1407 ai Gonzaga. Se mortadella ha chiuso le scuole,  noi  le riapriremo. Le  valorizzano tutti i siti del Menago e dell'acqua,  (meduaco “mezo acua”) cominciando da Sparè, Venera, Menà,go tutto il paleoalveo del Menago (meduaco “mezo acua”) e lago intorno alla piazzaforte del Castello all'imboccatura dell'estuario.
«Il comitato ha concluso la sua funzione ora si passa alla federazione delle Isole dagli Appennini alle Alpi, con centro nelle isole dei Paleoalvei  Menago (meduaco “mezo acua”), includendo le botteghe, scuole, maestri,  mobile d’arte, le attività artistiche e la coltivazione del riso».
La riunione sarà, infatti, dedicata all'adesione delle isole  « che poi rappresenteranno i mobili, le scuole, i maestri/e,  gli artisti». Affiancando arte dell'antica civiltà si distribuiranno le oto careghe storiche delle isole  Po e  Retie». Un'altra bandiera che ha dato tanto lavoro anche alle donne fin dagli anno '30 del millennio scorso si ricorda il  grandi maestro della scuola del mobile d'arte, Cavalier Giuseppe Merlin, sparè 1881
W 1964 Sparè  dito Bepo Marco,attraverso il ricordo di chi come il curatore di questo sito l'ha conosciuto, insieme ai Maestri e figli  d'arte  Remo e Vasco. Alle isole e al lago  e al maestro,  a quarant’anni dalla morte, è dedicata una pubblicazione, in corso di pubblicazione. Il censimento delle isole proseguirà, per poi arrivare a promuovere vari eventi di Marcheting   «isolano».
Dante Virgilio